Negli ultimi anni l’uso globale del glyphosate è aumentato da 7-16 milioni a 126 milioni di kg. I pesticidi che lo contengono sono diventati i più utilizzati e commercializzati al mondo, riportando il 60% delle vendite totali.
L’utilizzo di questa sostanza ha causato diverse controversie sociali, politiche, scientifiche e giuridiche. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA), l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro e la stessa Monsanto, che lo ha brevettato, hanno partecipato alla ricerca sulla cancerogenicità per l’uomo del glyphosate, che è stata poi ampiamente verificata e acclarata.
Glyphosate e api
Di norma, gli erbicidi non vengono sottoposti a una valutazione specifica della tossicità nei confronti delle api, poiché si presume che questi insetti non vengano direttamente esposti alle sostanze. Tuttavia, le api bottinatrici che visitano i fiori di piante sopravvissute ai trattamenti erbicidi possono comunque entrare in contatto con residui chimici presenti su di essi. Queste molecole, anche in tracce, possono essere trasportate all’interno dell’alveare attraverso polline, nettare, melata, acqua o propoli. Una volta nell’alveare poi possono contaminare altri esemplari attraverso il contatto del corpo, cibo o la condivisione delle risorse raccolte.
Uno dei primi aspetti preoccupanti riguarda l’aumento della mortalità: Faghani e Rahimian (2018) hanno osservato che le api nutrite con mangimi contenenti Roundup® presentavano tassi di mortalità più elevati, in parte a causa della compromissione della microflora intestinale. Questa alterazione riduce le difese immunitarie e la tolleranza agli agenti patogeni.
Anche il comportamento delle api risulta alterato: Herbert et al. (2014) e Goñalons e Farina (2018) hanno riportato effetti negativi sul volo, sul foraggiamento, sul tempo di percorrenza e sull’appetito. Un’altra preoccupazione significativa è la compromissione delle capacità cognitive: Balbuena et al. (2015) hanno documentato un peggioramento nell’orientamento spaziale, con api che impiegano più tempo a rientrare all’alveare, seguendo traiettorie meno dirette e più disordinate, soprattutto dopo esposizioni ripetute a dosi elevate. Questi effetti sono stati confermati da Belsky e Joshi (2020), che hanno rilevato un impatto negativo sul ritorno all’alveare in seguito a esposizione orale a concentrazioni di glifosato comunemente utilizzate in agricoltura. Luo et al. (2021), testando la capacità delle api di associare odori a ricompense, hanno rilevato un significativo deterioramento della memoria dopo 11 giorni di esposizione a Roundup® anche a metà della dose standard.
Numerosi altri studi (Henry et al. 2012, De Stefano et al. 2014, Karahan et al. 2015, Zaluski et al. 2015) hanno evidenziato come l’erbicida comprometta l’apprendimento, la memoria, la precisione del bottinamento e persino la sopravvivenza delle api.
Ulteriori rischi riguardano lo sviluppo delle larve. Faita et al. (2018) hanno segnalato che il glifosato potrebbe interferire con la struttura delle ghiandole ipofaringee, responsabili della produzione della pappa reale. Una sua alterazione comprometterebbe la qualità del nutrimento delle larve, con possibili conseguenze sullo sviluppo e sulla sopravvivenza delle colonie.
Tutti questi risultati evidenziano la necessità di valutare attentamente gli effetti del glifosato, anche alle concentrazioni raccomandate. Non solo sulle api ma anche su altri insetti, i mammiferi e l’essere umano.



