Cinquantamila apicultori, un milione e 300mila alveari lungo tutta la penisola, di cui 95mila sono nel Lazio. Intorno alle api gira un mondo intero, di grande passione, dedizione, impegno, economia. Solo l’uno per cento di coloro che si dedicano alla cura dell’insetto ecologico per eccellenza sono professionisti, la spina dorsale del settore è costituito da “hobbisti”, persone che nel tempo libero “scappano” verso la campagna e i loro alveari. Intorno al pianeta ape, lo scorso gennaio, da due romani, è nato un progetto e una rivista on line nazionale: Massimo Ilari e Enrico Pasini sono i fondatori di Apinsieme. “Uno strumento editoriale a disposizione delle esigenze, delle emergenze, delle necessità di tutti coloro che fanno parte del mondo, aperto a tutte le associazioni apistiche e al loro contributo”, spiega il direttore Ilari. “Le api sono le sentinelle del territorio e le garanti della biodiversità, grazie alla loro preziosissima e insostituibile opera di impollinazione”. Un volano economico da non trascurare: secondo la Coldiretti l’attività di impollinazione delle api vale dai 3 ai 3,5 milioni di euro in termini di biodiversità della stessa produzione agricola.
E la primavera è il mese del risveglio: le api escono dal letargo, volano sui fiori e “bottinano”, ovvero vanno a mangiare e a succhiare il nettare. Nel Lazio ogni anno si producono 1.853 tonnellate di miele e uno degli obiettivi di Apinsieme è quello di valorizzare il prodotto italiano, aumentando una produzione di qualità: “E’ vero, è un mio pallino. La media nazionale del consumo pro capite di miele è di circa 350/600 grammi l’anno: in pratica poco più di un grammo al giorno”, spiega Massimo Ilari. “In Italia non abbiamo una grande cultura del miele, che consideriamo soprattutto un dolcificante mentre in realtà è un vero e proprio alimento. Uno degli obiettivi della nostra rivista è quello di informare sulla grande varietà di prodotti delle api”. Polline, propuli, pappa reale, veleno d’api sono utilizzati nel settore alimentare ma anche nella scienza medica.
Ma come si fa a diventare apicultore? “E’ possibile seguire i corsi che le diverse associazioni organizzano, oppure si può imparare dall’esperienza di chi cura le api da anni. Di solito si comincia con una cassetta, poi ci si appassiona e si incrementa la produzione con il tempo” spiega Ilari. I regolamenti regionali disciplinano l’attività dell’apicultura che, di solito, si svolge in campagna ma “l’ultima moda, che arriva da alcune città europee, è l’apicultura urbana; sempre più spesso troviamo alveari sui tetti delle case”.
La copertina del mese di maggio di Apinsieme è dedicata ad una campagna contro i veleni e i pesticidi: “Abbiamo aderito all’iniziativa #Stopglifosato, contro veleni e pesticidi che sono letali, oltre che per il nostro organismo, anche per la sopravvivenza delle api. E’ ora di dire che il matrimonio tra agricoltura e apicoltura s’ha da fare”, sostiene Ilari.

FONTE: http://www.affaritaliani.it/roma/quanto-valgono-le-api-per-il-pil-italia-4-mln-di-euro-422367.html

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